Lettera di Jacques Gaillot
del 1. Agosto 1998


 

Il cantore ribelle Archivio


 

 

 

 

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Il cantore ribelle


Uomo libero, araldo della cultura berbera, Lounès Matoub è stato vigliaccamente
assassinato nella sua terra natale. "Qualsiasi cosa mi succeda", diceva, "la
Cabilia è la mia patria. So che un giorno cadrò nelle mani di assassini, ma
preferisco morire fra i miei". Avendo avuto la fortuna di incontrarlo in due
occasioni ero stato colpito dalla sua determinazione: egli sarebbe andato fino
in fondo. La musica era la sua arma. Ammiro la sua lotta: egli ha osato sfidare
il potere difendendo la causa cabila e opponendosi alla legge sulla
arabizzazione. Ha fustigato l'integralismo che, secondo lui, era "falciatore di
stelle". Ha fatto di sé il cantore della laicità e della democrazia. Come
stupirsi che egli sia stato quello per cui cantava e viveva? La sua morte è il
riflesso di ciò che fu la sua vita. Lounès ci ricorda che la libertà costa cara,
che è un combattimento quotidiano. Ha agito secondo le sue convinzioni e non per
il suo interesse. Non si ferma l'eco di una grande voce. "Anche se mi uccidono
non potranno mai farmi tacere":
      "Compagno della Rivoluzione Anche se il tuo
      corpo si decompone Il tuo nome è Eternità Parti in pace,
      noi non mancheremo
      Qualunque cosa accada Saremo sempre dei tuoi.
      La tomba ci attende tutti Oggi o domani
      Noi ti raggiungeremo
      Non permetteremo che l'avversità Spezzi la nostra volontà
      La tua morte è il nostro giuramento" (1)

 

Già la Cabilia ha raccolto il testimone della sua lotta per il riconoscimento ufficiale della lingua berbera.
Lounès Matoub, cantore ribelle, continuerà a lungo a farsi ascoltare".

(1) da una canzone di Lounès Matoub





Jacques Gaillot



 


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